Bricolage

Nel mio unico giorno di riposo, mi viene chiesto di curare il giardino. E, sonno a parte, ci può stare: tra contabili ed altri impegni, erano due settimane, che non curavo il prato. E quindi sveglia presto (ma non troppo), spina nella presa e, via, a tagliare l’erba. E, perchè no, sfrutto la cosa per fare un poco di ginnastica. E, nel passaggiare avanti ed indietro, noto che il gelsomino, ormai cresciuto, necessita di più di una canna di bambù, per crescere. Ma come fare? Nel pomeriggio, ho l’appuntamento col contab- oh! Scusate: il telefono. E niente: appuntamento saltato e, quindi, tempo libero per fare andare a giro.

Una capatina veloce al Decathlon, per un tappetino (quelli da palestra, che si mette a terra e ci si fanno gl’esercizi sopra). Poi, finalmente, all’Obi. Compro tre bastoni, pensando di farci una sorta di staccionata, in modo da distendere i rami abbastanza larghi. Ma servono dei chiodi, effettivamente… allora viaggio veloce verso il reparto “ferramenta”.

E, nel farlo, passo dal reparto delle corde. Tante. Belle. Piccole e grandi. E, nel vederle, sento il cuore sussultare. La mente parte, immaginando le meraviglie dello shibari. Mi eccito, da morire. Mi riprendo istantaneamente, però. Sorrido maliziosamente, passando oltre. Non ci posso fare niente, tornando ad un post passato: è dentro di me, come se fosse nel sangue. Mi piace, punto.

Unica nota dolente, della giornata: non ho trovato “Histoire d’O”. Noto, con dispiacere, che esistono sempre meno librerie, in giro… e, i reparti dei supermercati, hanno solo i “bestseller” odierni. Poi, a mente fredda, penso che sia un bene, non averlo trovato all’ipermercato: non l’ho mai letto e, quello che conosco, è solo il nome. E, avendone cercato la trama, direi che non mi sembra adatto ad un del genere, effettivamente… Vabbeh, proverò altrove (o su Amazon, ovviamente).

Smile & Go.

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Pensieri notturni (raccontati di mattina)

Leggo il blog di Cristina dell’Amore; abitudine che mi è tornata, dopo il ritorno su WordPress. E mi trovo a leggere questo. Lettura abbastanza piacevole, come sempre… ma non innocua, per la mia povera psiche, sempre dedita al pensiero e all’autocritica.

Un pensiero iniziato da Luca, uno dei personaggi di un mio scritto, palesemente ispirato a me (cioè… un “figo” me, che non esiste ma che, sotto sotto, mi piacerebbe essere). Sarebbe in grado, lui, di far fare queste cose? Sarebbe in grado di, con una sottomessa, dirle di agire in quel modo, in ambiti non privati?

Come ho detto, il legame tra me e Luca, è molto marcato. Quindi, la domanda “Sarebbe (Luca) in grado di farlo?”, diventa “Sarei (io) in grado di farlo?”. Non è un paragone, questo, tra me e la compagna di Cristina e, tantomeno, vuole diventarlo! E un rapportare le sue azioni alle mie. Il paragone, se volete proprio che ci sia, è tra me e me.

E, la risposta che mi sono dato, è semplice e contorta, allo stesso tempo. “Credo di non riuscire a farlo, salvo renderlo nascosto o farlo in ambienti privati”. Metti il fatto della toilette (anche se, riconosco, avrei bisogno di tanto coraggio), o della consegna delle mutandine (che, quello, è facile da nascondere, sotto i vestiti).

La domanda, quindi, sorge spontanea: “cerco, in tutti i modi, di voler essere un Dom… ma è veramente ciò che posso essere?”. La risposta, con mia sorpresa, è arrivata immediatamente. “A parte ottenere la fiducia dell’altra persona, puoi esserlo. Non sono le azioni, a fare il dominante, ma ciò che riesci a dare, all’altra persona. Si: coraggio e ‘faccia tosta’ (nella concezione positiva, del termine), possono solo aiutarti ad essere più sicuro di te e, questo, può solo aiutare, in un rapporto di fiducia. E, se la vuoi sentire tutta, non puoi nemmeno tirarti indietro, dall’essere Dom: hai gusti troppo ‘kinky’ e, considerarti ‘normale’ (rapportato nella sfera sessuale ed inteso come ‘vanilla’), sarebbe solo una pugnalata a te stesso ed una ennesima costrizione, alla tua persona. Sei nel mezzo di un percorso, dove non è possibile tornare indietro; come Luca, devi ‘crescere’… e, calcolando tutto ciò che stai facendo e pensando, direi che sei sulla buona strada.”

Da quando ho deciso di vivere, cercando di godermi la vita, questi confronti sono più frequenti, tra il me “mente” ed il me “cuore”. Ma, da quando ho messo pace al conflitto tra i due, riesco a trovare risposte in meno tempo, ai miei stessi dubbi. Il problema, che rimane costante, è che mi ritrovo a ragionare all’una di notte, senza dormire… e mi sono dovuto alzare alle cinque… “Smile & Go, Marco. Smile & Go…”

E, si, devo recuperare “Histoire d’O”.

Presenze + “É finita la pacchia” = stanchezza

É tornata, dopo un mese, una presenza che, purtroppo, non trovo simpatica. No: non sto parlando di ricordi o di passato che riaffiora. Sto parlando di persone fisiche, con cui devo convivere.

Sono stato un mese, senza, e… tra lo stare bene, le giornate che sembrano attimi ed il lavoro… meli sono goduti veramente poco, quei giorni di pace. E, quei giorni, sono finiti.

Da parte mia, la situazione è peggiorata. Prima, il sentirla parlare, mi dava un enorme fastidio. Ora, anche la sola presenza sotto lo stesso tetto, mi fiacca. Sono due giorni che arranco, privo di energia. (No, non è causa della dieta e nemmeno d’influenza o febbre od altro; sono sano come un pesce. Mal di schiena a parte, ovvio.). E sentire la sua voce, attualmente, mi drena via la poca forza che mi rimane, lasciandomi quasi privo di spinte, mentre annaspo verso il lavoro (Si, ero così stanco che, oggi, ho dovuto saltare l’apertura mattutina… Ed è da due giorni che mi vedo costretto a saltare gl’allenamenti…)

Perchè non mi faccio prendere dall’ira, come le altre volte? Perchè si rivela una cosa inutile. Non è possibile modificare tale cosa, se non avere un mese di riposo, ogni tanto. Ma, quel mese di pace, costa. Tanto, per giunta. Quindi, farei meglio ad abituarmi alla cosa, smettendo di essere influenzato da questa presenza. Ne va anche della mia salute mentale, non solo quella fisica.

Oltre i limiti

Ed è, proprio quando ti senti ancora energie e sei arrivato a 29 minuti, che guardi il timer e pensi “voglio fare altri 5 minuti!”. Ed allora pedali, con la playlist che t’incoraggia a non mollare, sapendo di aver superato un tuo personale limite. E non importa se, dopo, ti senti mancare le gambe o devi recuperare ossigeno; l’hai fatto perchè volevi, ne sentivi il bisogno e, soprattutto, perchè sentivi di poter osare. E, tale vittoria, ti porta soddisfazione. La doccia post allenamento, ti porta soddisfazione. Vedere la pancia, che si sta ritirando, porta soddisfazione!

Manca parecchia strada, lo so… ma sono contento, di dove sono arrivato: dal “non sapere cosa fosse la cassa toracica” a “ma quello è un principio di addominale?”.

Si può. Posso. Voglio. Lo faccio per rendermi “presentabile” e più attraente fisicamente, per avere una possibilità di “rendermi interessante”. Ma, prima di questo, lo faccio per me: per accettarmi, per volermi bene e per rispettarmi.

Perchè, si, ora riesco a sopportarmi, guardandomi allo specchio.

Smile & Go

La musica che fa rialzare

La musica è uno dei beni più preziosi che abbiamo. E, non mi vergogno a dirlo, mi perdo in essa, molto più che volentieri. Potrei stare intere giornate, ad ascoltare brani più o meno famosi, più o meno nuovi. Ma, di questo, ne avete avuto un assaggio o due.

Mi sono rialzato, qualche giorno fa, da l’ennesima caduta. E mi fa ridere come, qualsiasi programma, mi suggerisca brani che esprimono il mio attuale stato emotivo.

E, fidatemi del mio consiglio, molti videogiochi hanno una soundtrack pazzesca. Vi consiglio di ascoltarvi tutte le quattro raccolte di “Distant Worlds”.

Smile & Go“. Ed anche “Fight!“, questa volta.

Domande

Mi ero ripromesso di lasciare i dubbi da parte, iniziando questo blog. Eppure, anche solo uno di quelli, nato dal niente, mi ha praticamente messo in ginocchio.

Rileggendo il mio lavoro, per farne l’epilogo (uno dei tanti, in realtà), mi soffermo a rileggere qualche capitolo indietro. L’ora si fa tarda e, per necessità lavorative, stacco e vado a dormire. E lo sapete, vero, quanto sia bastarda, la mia mente?

“Se, ormai, avesse un altro padrone? Se fosse legata a lui? Se le avesse messo il collare?”

Pensieri che mi hanno drenato tutta l’energia. Mi sono sentito mancare, paralizzato da un panico ormai conosciuto (ecco cosa mi ha lasciato, ragazze: il panico). Non so come abbia fatto a resistere, con quel poco di energia rimasta, che mi sono tenuto stretto. Forse, è stata la speranza che non possa essere così, che si sia concessa ad altri…
Fatto sta che, oggi, mi sento stanco, debole, triste. Ed avere il negozio vuoto, senza clienti, non aiuta.
Non posso più far finta di non vederlo: non è mai finita, almeno per me.

Ma non posso farmi vedere giu, di morale: devo accogliere le persone, allenarmi per sentirmi meglio e diventare quel “figurino”, che tanto desidero diventare. Non mi tradire, volontà.

Smile & Go

Normalità(?)

La vita, per come la vivo, sembra essere tornata alla normalità. Una “piatta” normalità.

A parte l’aver finito di scrivere la seconda parte di una storia, che mi ero detto non avrei più ripreso, ma che mi è sempre rimasta in testa. E di cui, tra l’altro, sto meditando sulla terza, di parte.
A parte la gatta, che ormai mi aspetta (mi piace pensarla così) e mi fa le fusa.
A parte il passato, che risbuca fuori, e di cui non capisco il senso.
A parte la dieta, che procede più che bene, facendomi adoare il percorso che ho scelto di percorrere.
A parte l’allenamento, dove è sempre piacevole dare il massimo, per perseguire il percorso.
A parte un corso sul GDPR, costatomi poco meno di 50€. Soldi che, sinceramente, avrei preferito spendere in merce per il negozio.

Si, è una normalità abbastanza “piatta”.

Smile & Go